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Dale Berning Sawa
Leggi i suoi articoliAncor prima che fosse dichiarata la fine della seconda guerra mondiale, alcune istituzioni, tra cui la Commissione polacco-sovietica per l’indagine sui crimini tedeschi, iniziarono a investigare sulle atrocità perpetrate dal regime nazista nel campo di sterminio di Treblinka.
Tra il 1941 e il 1942, la Schutzstaffel (Ss) aveva istituito in questo sito nel nord-est della Polonia un campo di lavoro forzato per ebrei, noto come Treblinka I, e un centro di sterminio, Treblinka II, a un miglio di distanza lungo la ferrovia. Il luogo era stato scelto come campo di sterminio dell’Operazione Reinhard grazie ai suoi comodi collegamenti ferroviari con Varsavia, Lublino, Radom e Białystok. A Treblinka furono uccise circa 925mila persone, principalmente ebrei deportati dai ghetti di Varsavia, ma anche polacchi, rom e sinti. Si tratta, come dice Iwona Wasilewska, vicedirettrice del Museo di Treblinka, «di uno dei più significativi siti di martirio al mondo». Eppure, per decenni, un pugno di sopravvissuti di Treblinka, in particolare lo scrittore e scultore Samuel Willenberg e sua moglie Ada Krystyna, insieme a cittadini polacchi e accademici internazionali, hanno dovuto lottare affinché non cadesse completamente nell’oblio. Un nuovo museo appositamente costruito, attualmente in fase di realizzazione, mira a garantire che ciò non accada in futuro.
L’idea di un museo commemorativo di Treblinka fu avanzata per la prima volta nel 1947, ma non furono prese misure concrete. L’impegno profuso dalle autorità naziste per cancellare tutte le prove delle loro attività dopo l’abbandono del sito ne spiega in parte il motivo. Quando nel luglio 1944 le truppe sovietiche avanzarono nella zona, i gerarchi del campo smantellarono gli edifici, uccisero tutti i prigionieri rimasti ed evacuarono il personale, trasformando l’intera area in una fattoria gestita da un agricoltore di etnia tedesca e seminando i terreni con semi di lupino. Nel 1964 fu inaugurato un monumento commemorativo ufficiale, progettato da Franciszek Duszeńko, Adam Haupt e Franciszek Strynkiewicz, e fu istituito il Mausoleo della lotta e del martirio a Treblinka. Negli anni ’80 è stato trasformato in un museo, sotto la direzione del Museo Regionale di Siedlce. E solo nel 2018 il Museo di Treblinka è diventato istituzione culturale indipendente, sotto la direzione congiunta dell’Autogoverno del Voivodato della Masovia e del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale polacco. Ma per tutto questo tempo è stato ospitato in un piccolo edificio degli anni ’60. Costruito per un ex custode, è stato ampliato dopo il 2010 per realizzare uno spazio espositivo e una sala conferenze. In quel periodo, sia i significativi ritrovamenti archeologici, sia la scomparsa di un numero sempre maggiore di sopravvissuti all’Olocausto, hanno sottolineato l’urgenza di custodire la memoria del sito in locali adeguati.
Attualmente in costruzione, il nuovo museo, progettato dallo studio di architettura di Varsavia Bujnowski Architekci, disporrà di 730 metri quadrati di spazi espositivi, un netto miglioramento rispetto agli attuali 150. Il nuovo edificio comprenderà anche aule didattiche più ampie e una sala conferenze, oltre a uffici amministrativi, archivi e depositi, nonché uno spazio «dedicato alla riflessione in tranquillità», spiega il museo. Le sculture figurative di Willenberg, molte delle quali raffigurano con dettagli dolorosi la vita quotidiana nel campo (un padre che si china per togliere una scarpa a un bambino, un gruppo di donne nude, prigionieri che smistano pile di effetti personali), avranno una sala dedicata.
Nel 2024 il museo ha registrato 37mila visitatori, segnando un graduale ritorno ai livelli prepandemici (oltre 61mila nel 2019). Secondo Wasilewska, la necessità del nuovo complesso è evidente: «Treblinka è un luogo dove, durante l’occupazione nazista tedesca, si è concentrato il disprezzo per i propri simili, sfociato in un genocidio. Qui, l’orribile piano di sterminare persone innocenti è stato eseguito su vasta scala. Questo ci impone la responsabilità non solo di ricordare il tragico destino delle sue vittime, ma anche di esaminare continuamente i nostri sistemi di valori e i nostri atteggiamenti verso gli altri. Questo è essenziale non solo per preservare la memoria, ma anche per impedire che crimini simili si verifichino in futuro».
Recenti studi georadar dei livelli sotterranei di Treblinka, avviati dalla studiosa britannica Caroline Sturdy Colls e intrapresi da Sebastian Różycki dell’Università di Tecnologia di Varsavia, hanno trovato nuove prove dell’esistenza di camere a gas e griglie di cremazione. Nel 2025 la ricerca si concentrerà sulla localizzazione di quello che era noto come «der Schlauch» (il tubo), il passaggio mimetizzato che portava dall’area di ricezione recintata alle camere a gas. Una nuova pubblicazione, Treblinka: Traces of Crime, che raccoglie tutti i ritrovamenti archeologici fino a oggi, uscirà ad aprile.

Un monumento commemorativo a Treblinka
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