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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoliSi intitola «Tra i vostri denti» la mostra che il Cam-Centro di Arte Moderna Gulbenkian di Lisbona dedica, dall’11 aprile al 15 settembre, alla sinergia tra la più celebre artista portoghese, Paula Rego (Lisbona, 1935) e la più nota brasiliana, Adriana Varejão (Rio de Janeiro, 1964). Si tratta del secondo progetto a proporre insieme le due artiste dopo la mostra che presentò le loro opere alla Carpinteria di Rio de Janeiro nel 2017. «Mi sento a tutti gli effetti un’apprendista, considero Paula una maestra, aveva affermato in quell’occasione Varejão. È molto difficile rispondere al lavoro di una persona che ammiri così profondamente». Il progetto al Cam vede la curatela diretta dell’artista brasiliana, coadiuvata da Elena di Freitas e Victor Gorgulho nella selezione di circa 100 opere che attraversano un arco temporale di oltre 60 anni, abbracciando una pluralità di linguaggi in cui trovano posto pittura e incisione, scultura e installazione. L’allestimento delle 13 sale è firmato dall’architetta brasiliana Daniela Tommaso, che ha immaginato una «drammaturgia immersiva in cui l’atmosfera domestica di ogni spazio rivela nuove dimensioni della profondità psicologica e creativa delle due artiste».
Diversissime per età e provenienza, Rego e Varejão sono però accomunate dalla giovinezza trascorsa sotto le dittature militari che hanno afflitto Brasile e Portogallo, tema a cui si riferisce anche il titolo «Entre Os Vossos Dentes». Si tratta infatti di un verso delle Poesie per gli uomini del nostro tempo scritte dall’autrice brasiliana Hilda Hilst nel 1974, ispirate a quella dittatura che ha generato un profondo rifiuto di temi come il patriarcato, il colonialismo e in generale di tutte le forme di oppressione, che si alimentano a vicenda «masticando le persone e le loro storie». Come affermano i curatori, «la violenza, l’erotismo e l’assurdità delle captanti immagini delle due artiste resistono all’ammirazione passiva: inquietano, provocano e indugiano dentro di noi anche molto tempo dopo che le abbiamo viste. Il titolo fa anche riferimento al movimento antropofagico del Modernismo brasiliano, che ha reinterpretato il tabù del cannibalismo praticato dal popolo Tupi per simboleggiare l’assorbimento culturale, un insaziabile appetito artistico che divora le influenze straniere. Questo processo di consumo e riconfigurazione di narrazioni ed estetiche è un altro tratto condiviso da entrambe le artiste».
Dedicata al Brasile e intrisa di rosso, la prima sala ospita opere fondamentali come «La prima messa in Brasile» (1993) di Rego in dialogo con «Bastardo II» (1997) e «Mapa de Lopo Homem» (1992-2004) di Varejão che, riprendendo la prima rappresentazione cartografica portoghese dello stato sudamericano (1519), sostituisce il meridiano zero con una profonda, sanguinosa ferita. In un’altra sala, il drammatico approccio alla condizione femminile accomuna le opere della serie «Abortion» di Rego (realizzate nel 1988 come risposta al fallimento del referendum per la legalizzazione dell’aborto in Portogallo) e le installazioni di Varejão per la Biennale di San Paolo del 1994, «Estirpazione del male per overdose» ed «Estirpazione del male per incisione». Tra le altre sale, «Oltre la sauna» è dedicata all’esplorazione da parte delle due artiste della misteriosa sensualità di saune e bagni turchi, mentre la sala conclusiva ripropone il tema del rosso, che evidenzia la parodia del nazionalismo «Ruina Brasilis» (2021) di Varejão, antimonumento fratturato e trasudante di carne ribollente ispirato al regime autoritario di Jair Bolsonaro, e i dipinti politici di Rego «Salazar Vomiting Patria» (1960) e «A Madame Lupescu has her fortune told» (2004).

Adriana Varejão, «O convidado», 2009, collezione privata, Rio de Janeiro. Foto: Vicente de Mello