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James Cameron, Studio su Terminator (prima del casting di Arnold Schwarzenegger), inizio anni ‘80, Avatar Alliance Foundation © James Cameron

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James Cameron, Studio su Terminator (prima del casting di Arnold Schwarzenegger), inizio anni ‘80, Avatar Alliance Foundation © James Cameron

Nel tempio della Mole i mondi di James Cameron

Oltre 300 tra disegni, dipinti, bozzetti, props, costumi, fotografie e tecnologie 3D nella grande mostra al Museo Nazionale del Cinema di Torino

Quattordici candidature, undici Oscar, tre film, «Avatar I e II» e «Titanic», tra i sei con maggiore incasso della storia del cinema (oltre 3 miliardi dollari). James Cameron è un artista visionario, un esploratore, costruttore, cineasta e produttore che associa la ricerca ai numeri del grande pubblico.
È nato il 16 agosto 1954 a Kapuskasing, in Canada. Il padre era un ingegnere elettronico, la madre un’infermiera e un’artista che a volte gli faceva saltare la scuola per portarlo al Museo d’arte di Toronto: così il piccolo Cameron ha cominciato a sognare, a vedere le opere d’arte da cui, senza rendersene conto, traeva ispirazione per il suo futuro. «Da bambino, nella cittadina canadese in cui vivevo, disegnavo su carta con penna, matita e pastelli, molto prima di mettere mano alla mia prima cinepresa. Più illustratore nel cuore che artista, usavo i miei disegni e dipinti per raccontare storie. Questa è stata una preparazione perfetta per passare all’arte del cinema quando avevo vent’anni», spiega James Cameron. Tutto incomincia con l’arte: illustrazioni, concept design e bozzetti sono alla base della creazione di ogni mondo e di ogni storia a cui ha dato e continua a dare forma. Un intero universo da esplorare e attraversare nella grande Aula del Tempio della Mole Antonelliana dove fino al 15 giugno è ospitata la tappa italiana della grande mostra «The Art of James Cameron», realizzata al Museo Nazionale del Cinema in collaborazione con Cinémathèque française e Avatar Alliance Foundation, curata da Kim Butts con Carlo Chatrian.

James Cameron, Il pianeta Mesa di Xenogenesis, metà anni ’80, acrilico su tela, Avatar Alliance Foundation © James Cameron

James Cameron, Ritratto di Rose, aprile 1992, matita grafite su carta, Avatar Alliance Foundation © James Cameron

«Tra tutti i registi della sua generazione, spiega il  direttore del museo torinese Carlo Chatrian, James Cameron è quello che più ha pensato al futuro. E chissà quante cose avrebbe avuto da dirsi con Alessandro Antonelli, artefice di un’architettura visionaria e iconica quanto i suoi film. Siamo certi che l’originale, spettacolare, allestimento offrirà un degno contrappunto alla visionarietà di James Cameron. Per la prima volta l’Aula del Tempio sarà riempita di gigantesche immagini in movimento che esalteranno la dimensione onirica dell’arte di James Cameron». Il percorso espositivo, finanziato con un budget di un milione di euro, arricchisce il museo di nuovi dispositivi multimediali, teche conservative e schermi giganti in tripoline che rimarranno a disposizione anche dopo la mostra. Cinque sezioni, oltre 300 oggetti originali tra disegni, dipinti, bozzetti, props, costumi, fotografie, tecnologie 3D realizzate o adattate dallo stesso Cameron e, solo nella tappa torinese, 60 opere aggiuntive tra cui gli storyboard per il «flashback nel futuro» di Terminator. Ad aprire la mostra due touch screen con la cronologia dei suoi film per ripercorrerne l’intera carriera, più tre sale immersive trasformate per l’occasione: il Caffè Torino diventa l’omaggio a Titanic; La stanza del Vero e Falso a Terminator e a Stan Winston e nelle sale CINEVR 1 e CINEVR 2 un inedito montaggio sul processo creativo di Aliens - Scontro finale.

Una veduta della mostra alla Mole

Una veduta della mostra alla Mole

La mostra prosegue poi nella scala elicoidale, delineando una traiettoria completa delle idee di un regista geniale e inventore visionario. Non una mostra sui singoli film, ma un unico grande percorso nel quale confluisce tutto ciò che lo ha influenzato fino a diventare regista, raccontato con materiali selezionati da un archivio che comprende oltre 1.200 immagini scansionate e ordinate a rappresentare il suo pensiero, il tutto accompagnato da video nei quali James Cameron racconta in prima persona le storie che si nascondono dietro ogni immagine. La mostra alla Mole è per James Cameron «un viaggio personale, come se spalancassi la mia immaginazione e vi invitassi a esplorare il mio processo creativo. Alcuni di questi disegni risalgono a quando ero bambino in Canada ossessionato dalla letteratura fantasy e dai libri e film di fantascienza e dai fumetti. Non avrei mai immaginato che le mie creature, macchine e immagini di allora avrebbero un giorno fatto parte di film visti in tutto il mondo. La mostra non è tanto incentrata sui film in sé quanto sulle idee che li hanno ispirati, alcune nate decenni prima. È un viaggio nel mio modo di pensare, nella mia visione del mondo, nei valori che intendo esprimere come artista e come cineasta».

James Cameron, Studio su Terminator (prima del casting di Arnold Schwarzenegger), inizio anni ’80, Avatar Alliance Foundation © James Cameron

James Cameron, Schizzo per la scena finale di The Abyss, metà anni ¢’80, Prismacolor e pittura bianca su carta nera, Avatar Alliance Foundation © James Cameron

La prima sezione nella rampa elicoidale è «Sognare a occhi aperti», adolescente ai tempi della conquista dello spazio, studia fisica e si appassiona alla fantascienza e ai robot, i suoi quaderni di scuola sono costellati di creature e paesaggi extraterrestri: «Per me, la scuola era semplicemente avere sei, otto ore per esercitarmi nel disegno», racconta. L’esordio nel mondo del cinema, in California, è come disegnatore di locandine, con le cui entrare riesce a sovvenzionare il suo primo cortometraggio, «Xenogenesis», un’epopea di fantascienza. Il primo vero lavoro è al fianco del regista e produttore Roger Corman, autore sia di film indipendenti che di successi da drive-in, mentore, anche, di Ron Howard, Martin Scorsese, Peter Fonda e Diane Ladd. Per Corman costruì vari modelli in scala, tra cui l’astronave del protagonista di «Nell», lavoro per il quale Corman lo promosse direttore artistico del film, pittore di fondali e operatore di macchina per gli effetti speciali. James Cameron è stato anche uno dei primi registi ad affrontare il tema dell’Intelligenza artificiale, del rapporto e dell’ibridazione uomo macchina, dell’essere umano aumentato e dell’impulso all’auto distruzione in film come «Terminator», «Alien» e «Avatar». L’esoscheletro Power Loader, le agili tute AMP attraverso cui sopravvivere nell’ecosistema alieno di Pandora, raccontano di mondi in cui «la tecnologia non è qualcosa da temere, bensì da rispettare. Senza tale rispetto, le meraviglie del progresso possono rapidamente trasformarsi in orrori», spiega la curatrice. Il potere distruttivo e gli scenari apocalittici si sviluppano parallelamente a paesaggi alieni e rigogliosi, come la luna di Pandora di «Avatar» o il satellite Acheron di «Alien», vie di fuga per un’umanità che sembra spesso sul punto di auto condannarsi. «La scienza e la fantascienza alimentano l’interesse di James Cameron su come la tecnologia possa potenziare e aumentare le capacità umane», spiega la curatrice. Cameron è da sempre anche un ambientalista convinto. Tra i suoi capolavori anche «Titanic», la cui epopea è stata ricostruita da Cameron partendo da quattordici immersioni subacquee per esplorare i resti del relitto, naufragato nel 1912, a 3.800 metri di profondità al largo dell’isola di Terranova. «Spero che riusciremo a studiare l’oceano prima di distruggerlo», afferma Cameron. Le sue esplorazioni dell’ignoto, nelle profondità siderali del cosmo e nell’oceano,

 

 

15. James Cameron, Kosmos Kindred, 1984, acrilico su carta, Avatar Alliance Foundation © James Cameron

Una veduta della mostra alla Mole

Jenny Dogliani, 07 marzo 2025 | © Riproduzione riservata

Nel tempio della Mole i mondi di James Cameron | Jenny Dogliani

Nel tempio della Mole i mondi di James Cameron | Jenny Dogliani