Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Elena Correggia
Leggi i suoi articoliLe opere giuste ai giusti prezzi. Il mantra che funziona sul mercato e che circola nel mondo dell’arte trova conferma nei risultati delle aste di arte del XX e XXI secolo di Christie’s, che si sono svolte a Londra il 5 marzo. Un totale complessivo di 130,25 milioni di sterline con un venduto del 94% per lotto e del 97% per valore e una platea di partecipanti provenienti da 27 Paesi (per il 53% area Europa, Medio Oriente e Africa, 34% dalle Americhe e 13% dall’Asia Pacifico) sono i numeri che traducono una buona combinazione fra qualità, freschezza delle opere e stime azzeccate.
Nell’asta 20th/21st century, che ha realizzato un giro d’affari di 82,18 milioni, star della serata è stata Tamara de Lempicka con la sua celebrazione dei «ruggenti anni Venti», magistralmente interpretata nel «Portrait du Docteur Boucard» del 1928, che ha toccato quota 6,6 milioni di sterline, cifra record per un ritratto maschile dell’artista (la stima era compresa fra 5 e 8 milioni). Una tela che sa cogliere lo spirito dei tempi mettendo in luce l’abilità di de Lempicka nel raffigurare in modo sofisticato, da dandy contemporaneo, il suo principale mecenate, medico e scienziato di chiara fama, attraverso una rivisitazione patinata del cubismo, ricca di sfaccettature semantiche. Come ha dichiarato Giovanna Bertazzoni, chairman di Christie’s Europa: «Quest’opera è un mix sorprendente di modernità e individualità, che dimostra la capacità dell’artista di intrecciare l'identità personale con le ambizioni scientifiche e culturali del suo tempo. Il dipinto irradia vitalità, offrendo uno studio psicologico straordinariamente sottile ma profondo dell'uomo moderno». La visibilità dell’opera di de Lempicka è stata rafforzata dalla sua prima grande retrospettiva statunitense appena conclusasi al de Young Museum di San Francisco, una mostra curata da Furio Rinaldi e Gioia Mori che si sposterà dal 9 marzo al Museum of Fine Arts di Houston.
Al centro della scena si è imposta anche l’arte contemporanea con una tela di grandi dimensioni di Michael Andrews, del 1978, «School IV: Barracuda under Skipjack Tuna», che ha saputo distinguersi ottenendo 6,06 milioni (3-5 milioni), record personale dell’artista. Si tratta di un importante lavoro, quello culminante della serie di quattro intitolata «School», che dietro la metafora della vita sott’acqua e del confronto fra tonni e squali riflette sul tema dell’identità e del comportamento umano collettivo. L’opera fu esposta in mostre importanti come la retrospettiva itinerante dell’Arts Council dedicata a Andrews nel 1980-81 e alla mostra postuma alla Tate Britain del 2001. È ritenuta particolarmente significativa nella produzione di un autore schivo, che lavorò lentamente, realizzando non più di due opere all’anno, ma che fu molto considerato dagli altri esponenti della School of London, fra cui Francis Bacon, Lucian Freud e Frank Auerbach.

Egon Schiele, Knabe in Matrosenanzug (Boy in a Sailor Suit), 1914. Cortesia di Christie’s
Fra i maestri del primo Novecento ha più che raddoppiato la stima alta di 1,5 milioni un lavoro su carta di Egon Schiele, «Boy in a sailor suit», del 1914, periodo decisivo per lo stile dell’artista, che ha cambiato proprietario per 3,3 milioni. Mai passato prima in asta, il disegno, frutto di un armonioso equilibrio fra gouache, acquarello e matite colorate, racconta una drammatica e avventurosa storia. Appartenne infatti in origine al cabarettista e collezionista viennese Fritz Grünbaum, venne confiscato dal regime nazista e poi fu oggetto di ritrovamento e restituzione ai legittimi eredi che devolveranno i proventi della vendita alla fondazione Grünbaum Fischer che offre sostegno agli artisti performativi.
Nell’ambito dell’arte moderna molto soddisfacente anche la performance di Kandinsky con un acquarello «Schwarze Begleitung», del 1923, che sintetizza i principali elementi del suo astrattismo lirico, passato alla galleria Galata di Torino negli anni Settanta e da 50anni nella stessa collezione privata, venduto per 2,2 milioni (700mila-1 milioni). Molto contesa poi, con rilanci per tre minuti, la scultura di Eduardo Chillida «Estela IV» in acciaio, aggiudicata a 1,25 milioni (600-800mila). Qui lontano da picchi speculativi, l’ultracontemporaneo ha dovuto «rompere il ghiaccio» aprendo l’asta e registrando quattro buoni risultati: «Dreampop» di Justin Caguiat e «The House of the spider» di Sanya Kantarovsky venduti sopra le stime, rispettivamente a 529.200 e 289.800 sterline, mentre hanno ottenuto due record personali Danielle Mc Kinney con «Other Worldly» a 264.600 (da 40-60mila) e Emmi Whitehorse con «Sea Forager II» a 302.400 (da 120-180mila). Esito un po’ deludente invece per il drammatico ritratto di Francis Bacon, «Portrait of Man with Glasses III» che secondo i pronostici aveva tutte le carte in regola per superare le stime di 6-9 milioni. L’olio su tela, del 1963, anno decisivo sia a livello professionale sia personale per l’artista, che diede vita all’epoca ad alcune delle sue opere più tormentate e tecnicamente potenti, non è tuttavia decollato ed è passato di mano per 6.635.000 sterline.

René Magritte, «La reconnaissance infinie», 1933. Cortesia di Christie’s
Ma la serata ha visto un finale in crescendo grazie al dinamismo impresso da The Art of the Surreal, il collaudato format tematico dedicato all’arte surrealista e dada, giunto alla 25esima edizione. Un selezionato catalogo di soli 25 lotti ha così permesso di raccogliere 48 milioni di sterline, oltre 9 milioni sopra la stima superiore pre-asta. Il gradino più alto del podio è stato occupato dall’enigmatica «La reconnaissance infinie» di Magritte, del 1933, che ha totalizzato 10,3 milioni, superando le valutazioni iniziali di 6-9. Dopo l’exploit de «L’empire des lumières», che l’anno scorso ha polverizzato ogni record per il Surrealismo raggiungendo 121 milioni di dollari, Magritte e il suo mondo figurativo universale continuano a mietere successo internazionale. Pur senza raggiungere l’impossibile vetta del 2024, il piccolo omino che scruta l’orizzonte su un enorme sfera sospesa nel vuoto, protagonista di «La reconnaissance infinie», è riuscito a moltiplicare l’esito che la stessa tela aveva ottenuto nel 2004, quando Christie’s l’aggiudicò per 677mila sterline.
Vendute poi altre sue 4 opere, fra cui la metafisica «La lumière du pôle», in precedenza nella collezione di Sophia Loren e del marito Carlo Ponti, che ha realizzato 4,88 milioni (4,5-6,5). Accanto a Magritte, ha segnato un’ottima performance l’artista belga Paul Delvaux, di cui venivano offerte tre rare opere da oltre 30 anni lontane dal mercato, custodite nella stessa collezione privata, tutte aggiudicate ben oltre le stime: «Nuit de Noël», venduta a 2,3 milioni, «Les belles de nuit» del 1936 a 4,4 milioni e soprattutto «La ville endormie» del 1938, passata da una stima di 1,2-1,8 milioni a una cifra finale di 6,2 milioni, suo secondo prezzo più alto, dopo una battaglia di offerte di 8 minuti. Si è poi registrato un bell’exploit per Max Ernst con «Coloradeau de Méduse», tela evocativa della sua casa nel deserto del Colorado, che ha più che triplicato le stime di 700mila-1 milioni per cambiare proprietario a 3 milioni. Un artista Ernst, complesso e a lungo sottovalutato, ma che il mercato sta cominciando a riscoprire. Merito anche della grande rassegna del Pompidou sul centenario del Surrealismo che riportava una sua variopinta opera proprio sulla copertina del catalogo. Venne invece acquistata direttamente dall’artista ed è da allora rimasta nella stessa collezione privata elvetica «Amphore infinie» di Jean Arp che mettendo a segno 3,4 milioni (da 1,6-2,4) ha registrato il record mondiale per un rilievo dipinto dell’artista. Nel complesso molto numerosi i lotti venduti sopra le stime e della tendenza positiva hanno beneficiato anche due opere di de Chirico: «Gli archeologi» del 1951-52 venduti a 378mila sterline (160-200mila) e «Interno metafisico con officina» del 1957, aggiudicato a 290mila (180-250mila).

Max Ernst, «Coloradeau de Méduse», 1953. Cortesia di Christie’s
Altri articoli dell'autore
Con la Milano Art Week, diverse istituzioni in città dedicato eventi, appuntamenti e approfondimenti alla figura del maestro New Dada
Da Il Ponte rivive la Firenze di Donatello e la Roma dei Borghese, da Pandolfini i tesori scelti da Paolucci
Sono tanti i nomi autorevoli e i manufatti preziosi che sfilano tra gli stand della fiera più esclusiva d’Europa: ecco una selezione di alcuni tra i più importanti
Fiori e affari, opere scelte e nomi prestigiosi. Sulle rive della Mosa il cielo è grigio ma ci pensa l’arte a far brillare gli occhi