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Prima di partire alla volta del Giappone, l’artista romana allestisce nella Gnamc di Roma un’installazione popolata da rocce e rose di metallo, testimoni dell’azione del tempo che lei supera dando nuova vita a materiali di scarto
- Alessia De Michelis
- 14 marzo 2025
- 00’minuti di lettura


Un particolare di una rosa di Francesca Leone
Il deserto di Francesca Leone all’insegna del riuso
Prima di partire alla volta del Giappone, l’artista romana allestisce nella Gnamc di Roma un’installazione popolata da rocce e rose di metallo, testimoni dell’azione del tempo che lei supera dando nuova vita a materiali di scarto
- Alessia De Michelis
- 14 marzo 2025
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliIl tempo che, con il suo imperterrito trascorrere, erode, arrugginisce e ossida le superfici, assurge a coautore delle opere che Francesca Leone (classe 1964) modella e dipinge con cura. La sua prassi creativa si nutre infatti della poetica del riuso, recuperando materiali di scarto, soprattutto lamiere trovate nei cantieri dismessi e in luoghi abbandonati, a testimonianza dell’azione implacabile del tempo.
Prima di partire per il Giappone, dove esporrà nel Padiglione Italiano all’Expo 2025 di Osaka, l’artista romana presenta alla Gnamc (dal 25 marzo al 18 maggio) la ricostruzione immaginifica di un deserto autobiografico, tratto da sogni e ricordi, con l’installazione «Zzz…desert», immersa in una composizione di suoni e rumori della natura, che rievoca i paesaggi aridi dei film di suo padre, il regista Sergio Leone. Un insieme di sculture metalliche, che rappresentano rocce del deserto e rose sgargianti, è accompagnato dalla musica di Marco Turriziani, in cui il ronzio delle api è fuso con il sussurro del vento e rimbombi metallici. Nelle rocce e nelle rose, tonalità vitali di colore si misurano con il degrado per rigenerare la materia. Animata da una colta coscienza ecologica, l’artista supera l’azione del tempo, donando nuova vita al metallo.
L’esposizione è realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo, che per l’occasione ha concesso in prestito una delle rose. Le altre due, donate da Leone alla Gnamc, entreranno poi nella collezione del museo e saranno esposte nel Giardino Aldrovandi.