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Emanuele Giannelli, «Korf17», 2025, collocata davanti al Palazzo della Regione di Firenze

© Toscana Notizie

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Emanuele Giannelli, «Korf17», 2025, collocata davanti al Palazzo della Regione di Firenze

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Fa discutere l’arte «estemporanea» che affianca piazze e monumenti

Il re è seminudo • Queste presenze, tralasciando i gusti personali, suscitano perplessità soprattutto perché non s’inseriscono in nessun progetto presentato e condiviso con la cittadinanza e non si capisce chi abbia deciso

Camminare nei centri storici italiani è una continua sorpresa, non tanto perché le bellezze degli stessi ci stupiscono, in gran parte siamo consapevoli della loro magnificenza e peculiarità, bensì per gli inserimenti di arte «estemporanea» che punteggiano e affiancano piazze e monumenti di varie epoche e genere. 

La collocazione di opere d’arte negli spazi pubblici non è certo una novità, è una consuetudine storica e culturale, quindi nulla di nuovo all’orizzonte. Recente, in termini storici, è la quasi totale assenza di progetto e professionalità che sovente accompagna queste scelte. L’elenco da fare sarebbe lunghissimo e non necessario dato che ognuno di noi, quasi quotidianamente, deve fare i conti con tale «estemporaneità». 

Cito a proposito un episodio che nella sua modalità interessa tutti: mi riferisco a quello che è successo a Firenze in seguito alla collocazione di opere di Marco Lodola ed Emanuele Giannelli in piazza del Duomo, alle spalle della cupola, di fronte alla sede della presidenza della Regione Toscana, tra i soggetti promotori dell’iniziativa. Sempre di Giannelli sono le opere poste di fianco alla Basilica di San Lorenzo, e qui la complicità è dell’Opera Medicea Laurenziana. Queste presenze, tralasciando i gusti personali, suscitano perplessità soprattutto perché non s’inseriscono in nessun progetto presentato e condiviso con la cittadinanza e non si capisce chi abbia deciso, di chi sia la regia. Questo dà adito a supposizioni varie che sarebbe meglio non fare, amicizie, legami personali o semplicemente inadeguatezza, parola sempre più diffusa pensando a chi ricopre certi incarichi. Fin qui le problematiche sono note e purtroppo appaiono irrisolvibili, almeno in apparenza, data la reiterata consuetudine all’agire così un po’ ovunque. 

Una nota però va fatta: anni fa un assessore meno politico di altri e di sicuro un vero intellettuale, Giuliano da Empoli, aveva istituito a Firenze una commissione di esperti che dava la sua opinione; talvolta questa veniva bypassata da entità superiori, il sindaco era Matteo Renzi, ma la volontà di un’assunzione di responsabilità pubblica era stata presa. Da allora in città non esiste più un organo consultivo simile, anche se bisogna dire che tali commissioni o hanno potere di programmazione e decisionale oppure la loro azione è molto limitata. A tutto questo però si è aggiunto un fatto di una gravità inaudita: l’ufficio stampa che ha seguito tali eventi ha pensato bene di esporsi violentemente, volgarmente e minacciosamente nei confronti di un giornalista di settore e della sua testata perché ha osato esprimere un parere. Tutto da condannare e qui riemerge quel senso di totale inadeguatezza delle istituzioni e di alcuni operatori. Ma com’è possibile che la Regione Toscana e l’Opera Medicea Laurenziana siano coinvolte in episodi del genere? Com’è possibile essere assediati da una classe dirigente così non all’altezza degli incarichi che ricopre e di conseguenza ci si debba circondare di queste bassezze? Giuseppe Chiari diceva che l’arte è un marciapiede dove c’è spazio per tutti: dovremmo però rivederne le dimensioni e cercare di tenere fuori molti «estemporanei» che male fanno all’arte e alla cultura tutta.

Alberto Salvadori, 02 aprile 2025 | © Riproduzione riservata

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