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El Greco, «La Fuga in Egitto», 1570, Madrid, Museo del Prado

© Photographic Archive. Museo Nacional del Prado. Madrid

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El Greco, «La Fuga in Egitto», 1570, Madrid, Museo del Prado

© Photographic Archive. Museo Nacional del Prado. Madrid

El Greco portò l’oro a Venezia

A Palazzo Ducale sono illustrate le relazioni e le reciproche influenze tra la pittura cretese e quella veneziana tra il XV e il XVII secolo

Rotte marine, trame di relazioni culturali e commerciali che si disegnano sul mare tra Creta e Venezia come ricami di fili d’oro. Quell’oro che dalle icone della devozione religiosa, dove il divino si fa materia la più preziosa, si trasferisce nella pittura veneziana, evolvendo e prendendo forme diverse, e che è al centro della mostra «L’oro dipinto. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia». Allestita dal 30 aprile al 29 settembre al Palazzo Ducale di Venezia, la rassegna è curata dalla direttrice dei Musei Civici di Venezia Chiara Squarcina con Andrea Bellieni, conservatore del Museo Correr di Venezia, e Katerina Dellaporta, direttrice del Museo Bizantino e Cristiano di Atene. 

«Punto di inizio della nostra riflessione, spiega Squarcina anticipando i contenuti della mostra, è la caduta di Costantinopoli del 1453, un fatto storico che porta Creta a essere il più importante centro artistico del Mediterraneo. Da qui si intensifica il flusso di icone che nel Quattrocento raggiungono Venezia dietro richiesta di tanti aristocratici per le loro abitazioni. L’oro dipinto a cui fa riferimento il titolo è naturalmente il fondo meraviglioso che, come nei mosaici, racconta il riverbero della luce divina. Le icone sono portatrici inoltre di altre grandissime simbologie e strutture compositive. La mostra parte proprio dalla spiegazione delle sue due protagoniste, la pittura cretese e quella veneziana, e prosegue illustrando le relazioni che tra esse si intrecciarono in un periodo di particolarissima unione e di fecondo scambio che, senza mai esaurirsi, ha continuato a dare sviluppi nel tempo».

Sei le sezioni in cui si articola l’esposizione, coprendo un arco temporale che va dal XV al XVII secolo: la prima è dedicata al Quattrocento, con i primi maestri della scuola cretese e gli sguardi verso l’Occidente «gotico»; la seconda all’incontro tra Creta e il Rinascimento di Venezia; la terza ai pittori e alle botteghe del Cinquecento. Nella quarta si incontrano pittori cretesi come Mikael Damaskinos, nella quinta protagonista è El Greco. Chiudono il percorso i pittori in esilio da Creta con Teodoro Poulakis ed Emmanuele Tzanes, e la Venezia ellenica. 

«Tra il Quattrocento e il Seicento sono più di cento gli artisti che operarono a Creta, continua Squarcina. Essi seppero condensare nella loro pittura elementi della tradizione bizantina con quelli del Rinascimento veneziano rappresentato, tra gli altri, da Giovanni Bellini, Tiziano e Veronese. In pieno Quattrocento il maestro cretese Andreas Ritzos fuse lo stile bizantino con le forme del Rinascimento italiano, dando vita a una “maniera greca” assai apprezzata dalla committenza dell’epoca. Molti pittori cretesi si trasferirono a Venezia, dove realizzarono importanti opere e Dominikos Theotokopoulos (El Greco) fu il più celebre tra loro. Di lui esponiamo, tra gli altri, due importanti dipinti, uno dal Prado e uno dall’Accademia di San Luca di Roma. Molto noti anche Ioannis Permeniatis, autore della “Madonna del latte”, Teofane di Creta e Michele Damaschino, alla cui bottega si deve l’“Adorazione dei Magi”, entrambi dal Correr».

Georgios Klontzas, «Rappresentazione dell’inno In Te Gioisce», fine del XVI secolo, Venezia, Istituto Ellenico

Michele Damaskinòs, «Adorazione dei Magi», seconda metà del XVI secolo, Venezia, Museo Correr

Camilla Bertoni, 29 marzo 2025 | © Riproduzione riservata

El Greco portò l’oro a Venezia | Camilla Bertoni

El Greco portò l’oro a Venezia | Camilla Bertoni