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«San Giovanni Battista nel paesaggio» di Dosso Dossi (particolare)

Cortesia di Wannenes

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«San Giovanni Battista nel paesaggio» di Dosso Dossi (particolare)

Cortesia di Wannenes

Comprare opere d’arte, un antidepressivo naturale

La vista lunga del tiratore scelto • Perlustrazioni nelle aste e gallerie in compagnia del connaisseur Simone Facchinetti

Posso scriverne liberamente perché non c’è alcun conflitto d’interesse, quando leggerete questo articolo l’asta di Wannenes a Genova di «Dipinti antichi e del XIX secolo» sarà stata già celebrata (lo scorso 27 novembre). Dato che il nostro giornale va in stampa prima di quella data state per saggiare delle previsioni già scritte, per fortuna non da me, ma dall’evidenza delle cose. Come si fa a non restare stupefatti davanti allo straordinario «San Giovanni Battista nel paesaggio» di Dosso Dossi (lotto 215, stimato 100-200mila euro)? Indovinare che sarà stato venduto è abbastanza facile, ma a quale cifra? Qui la faccenda si fa seria. Se fossimo in un Paese normale si sarebbero scatenati i musei, pubblici e privati. Vi immaginate la Fondazione Prada, persa nelle nebbie della moda, orientata a recuperare un tassello così importante della pittura del Rinascimento italiano? No? In ogni caso il lotto passerà di mano, al di là delle mode passeggere. 

C’erano tre dipinti di Fra Galgario (Enrico Castelnuovo lo considerava, forse esagerando, il maggior ritrattista italiano del Settecento), provenienti dalla storica collezione milanese di Giuseppe Beltrami (lotti 207-209). Anche in questo caso è quasi impossibile sbagliare il pronostico: tutti venduti al di sopra delle stime. Appunto le stime. Come è possibile che un ritratto di Fra Galgario costi 5mila euro? Come siamo arrivati a questo punto? 

Proviamo a ribaltare il discorso. Le opportunità che si trovano sul suolo nazionale sono incontestabili, tanto che molti stranieri vengono allegramente a fare la spesa da noi. Tra uno spritz e l’altro si portano via un inedito disegno di Albrecht Altdorfer (passato nell’ultima asta di Pandolfini) o qualche altro gioiello di famiglia. Ce n’erano molti anche nell’asta di Wannenes, costruita con abnegazione da Antonio Gesino, il responsabile del dipartimento di dipinti antichi. L’elenco dei pezzi interessanti è troppo lungo, quindi mi limiterò a qualche segnalazione, come, ad esempio, lo stravagante lotto 123, già appartenuto a Federico Zeri che lo teneva esposto nella sala da pranzo della sua villa a Mentana (anche questo sarà andato venduto); oppure il notevole soggetto caravaggesco dipinto da Giuseppe Vermiglio (lotto 191); o ancora l’incantevole lotto 195, il «Ritratto del Principe Gaspare Altieri» di Jacob Ferdinand Voet.

Morale: con l’equivalente del costo di una macchina sportiva si poteva mettere insieme il nucleo iniziale di una superba collezione. Comprare arte è un antidepressivo naturale: fa sentire bene e non richiede neppure le spese del bollo o del pieno di benzina, che inquina. 

Simone Facchinetti, 12 dicembre 2024 | © Riproduzione riservata

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