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Michela Moro
Leggi i suoi articoliIl manifesto della mostra «Deep Beauty. Il dubbio della bellezza» (dal 5 aprile al 25 maggio) al Mudec ha come protagonista una irriconoscibile e ironica Carla Bruni, e nel percorso dell’esposizione si incontrano, tra le mille bellezze, Marilyn Monroe, Lisa Lyon, maschere di metallo e bocche ammiccanti. Ma qual è, dov’è la vera bellezza? Quanto sono cambiati nel tempo i canoni estetici e quanta influenza ha avuto la riproduzione delle immagini nel determinare un nuovo ideale di bellezza? La mostra «Deep Beauty» regala (è gratuita) un percorso di bellezze di ogni genere, attraverso le possibili declinazioni dell’attributo più impalpabile e personale che esista.
Circa sessanta superstar della fotografia internazionale offrono il proprio contributo, la propria verità, o finzione, di come, a partire dalla nascita del mezzo fotografico, sia cambiato il senso di bellezza. Sei le sezioni: Trasfigurazioni, Incanti, Vertigini, Labirinti, Nuovi Mondi e Artifici. Apre le danze Julia Margaret Cameron (prozia di Virginia Wolf) che a metà Ottocento interpreta con il nuovissimo mezzo la bellezza del suo tempo. Il curatore Denis Curti illustra il percorso espositivo: «Si comincia con Julia Margaret Cameron, fotografa inglese rappresentante di spicco del movimento pittorialista che, con le sue fotografie dominate da atmosfere preraffaellite, colleziona un abbecedario emozionale dei sentimenti umani, e si conclude con due filmati realizzati con l’Intelligenza Artificiale da Alberto Maria Colombo e David Szauder».
In mezzo si trova il meglio della fotografia di tutti i tempi, in un allestimento non cronologico curato dall’artista Paolo Ventura. In ordine alfabetico, da Marina Abramović a Weegee, troviamo Elliott Erwitt, Giovanni Gastel, Robert Mapplethorpe, Helmut Newton, Man Ray, Herb Ritts, Ferdinando Scianna, Tazio Secchiaroli, Cindy Sherman e Mario Testino tra gli altri. Sono personalità creative e dirompenti che hanno contribuito a creare di volta in volta nuovi scenari e nuove visioni di bellezza, in una rutilante spirale di colore e bianco e nero che sollecita riflessioni, ammirazione e stupore e che al contempo offre l’opportunità di scoprire nuovi pianeti di bellezze diverse, come Sandy Skoglund o Guy Bourdin.
Il percorso, dove niente è come sembra, dove tutto può essere riscritto in funzione di una realtà nuova, svincolata da leggi fisiche e imposizioni morali, è composto da fotografie, ma anche installazioni e videoinstallazioni, spesso prestiti preziosi di importanti collezionisti.
«Deep Beauty» è stata prodotta da Kiko Milano, marchio italiano del make-up ormai internazionale, come racconta il ceo Simone Dominici: «Il nostro scopo, come brand, è quello di ispirare chi ci circonda e invitarlo a scoprire e abbracciare questa bellezza senza confini. Una bellezza che non è soggetta a modelli imposti, ma che fiorisce nella sua diversità quando le permettiamo di brillare senza riserve». Il catalogo è edito da 24 Ore Cultura. La mostra pone una domanda iniziale: «Siamo proprio sicuri che la bellezza universale esista davvero?». Dopo la visita ognuno potrà scegliere la propria risposta.

Michel Comte, «Carla Bruni», 1996

Bert Stern, «Marilyn Monroe, Crucifix III, The Last Sitting®», 1962