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Banksy, «Crude Oil (Vettriano)», 2005, venduto il 4 marzo da Sotheby’s a Londra per 4,2 milioni di sterline

Courtesy Sotheby’s

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Banksy, «Crude Oil (Vettriano)», 2005, venduto il 4 marzo da Sotheby’s a Londra per 4,2 milioni di sterline

Courtesy Sotheby’s

Burri e Magritte svettano in un mercato londinese piatto

Nelle aste di Christie’s e Sotheby’s del 4 e 5 marzo, nonostante un venduto di oltre il 90%, il fatturato è in flessione del 34% rispetto a dodici mesi fa

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Alberto Fiz

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Quel languido dipinto di Banksy «Crude Oil (Vettriano)», con al centro una coppia che danza solitaria sulla spiaggia e un maggiordomo che tiene l’ombrello aperto in attesa della pioggia, sembra una perfetta metafora del mercato: fragile e malinconico, appare incapace di scegliere una direzione nel timore di compiere passi falsi. E intanto balla intorno all’effimero sperando che qua e là si accenda qualche faro. 

Per evitare danni, nella realizzazione delle recenti aste londinesi Christie’s e Sotheby’s hanno scelto di muoversi a passo felpato proponendo un numero limitato di opere (talune molto brutte come i Picasso) a cifre calmierate evitando di mettere in campo capolavori o dipinti recentemente passati sotto il martello. Quasi il 70% è stato proposto in asta per la prima volta in modo da dare al mercato una parvenza di freschezza; con qualche aiutino, le due major sono riuscite a ottenere un venduto significativo di oltre il 90% facendosi sostenere dalle garanzie e ritirando ciò che, senza controllo, poteva rivelarsi un flop. Con il materiale attualmente disponibile non si poteva fare meglio e le aste principali del 4 e 5 marzo hanno totalizzato 192,6 milioni di sterline con i 62,5 milioni della Evening Sale di Sotheby’s a cui va aggiunta l’accoppiata di Christie’s che a distanza di poche ore ha offerto due incanti dedicati rispettivamente al Surrealismo (48 milioni) e al moderno e contemporaneo (82,1 milioni). Un mix adatto ai tempi con un fatturato che complessivamente rimane pur sempre inferiore del 34% rispetto al 2024 (295,7 milioni) e addirittura del 43% se confrontato con il 2023 (341,7 milioni). Ripartenza difficile, non certo sospinta da condizioni ottimali con il rallentamento dell’economia, le guerre e il ciclone Trump che è riuscito a destabilizzare persino il Nasdaq. Il risultato è che l’offerta appare debole, al contrario del refrain secondo cui la fascia alta è sempre al riparo dalle crisi. 

Magritte al piccolo trotto

Del resto, per rendersi conto che il mercato va al piccolo trotto basta fare la conta dei top lot dove a guidare la classifica è stata Christie’s con il solito René Magritte, una blue chip che non tradisce. Ma ha dovuto gareggiare con «La reconnaissance infinie» del 1933 che pur essendo un’opera storica, rimane lontana dalle sue icone più celebri e ha chiuso a 10,3 milioni di sterline, il massimo del suo target. Nel 2024, un anno non certo da incorniciare, sempre da Christie’s il top lot magrittiano era stato «L’ami intime» passato di mano per 33,6 milioni di sterline. Non c’è dubbio che le aspettative si siano notevolmente abbassate con l’offerta latitante e la domanda che non cresce. Nell’asta sul Surrealismo, accanto a Magritte si è difeso bene lo stucchevole Paul Delvaux con «La ville endormie» del 1938, che sembra un manifesto dell’anacronismo, aggiudicato per 6,1 milioni di sterline, addirittura cinque volte al di sopra della poco plausibile stima di 1,2-1,8 milioni. Nel mondo al contrario il pittore belga vale infinitamente di più di Giorgio de Chirico sebbene tra i due non ci sia il minimo paragone. Nonostante il grave torto subito dal pictor optimus, «Gli archeologi», con una datazione tardiva (1951-1952), si è imposto per 378mila sterline, il doppio del prezzo di partenza. Ma l’Italia è stata appannaggio di Sotheby’s visto che Christie’s conserva le opere per la Thinking Italian prevista a Parigi dal 9 all’11 aprile. Così nella passerella in scena il 4 marzo a New Bond Street si è assistito al grande ritorno di Alberto Burri, da tempo finito nelle retrovie. Questa volta si è puntato su «Sacco e Nero 3» del 1955, una testimonianza emblematica di 100x150 cm che si è imposta per 4,9 milioni di sterline (la stima era di 2,5-3,5 milioni), quasi 6 milioni di euro, un’ottima performance anche se non sufficiente per agganciare i prezzi del 2016-2017 quando ci sarebbe voluto almeno un milione in più per acquistarla.

Paul Delvaux, «La ville endormie», 1938, venduto il 5 marzo da Christie’s a Londra per 6,1 milioni di sterline. Courtesy Christie’s Images Ltd. 2025

Castellani invenduto

Non è certo una novità invece Lucio Fontana che pur viaggiando a scartamento ridotto, rimane sempre il più richiesto tra gli italiani. E da Sotheby’s un «Concetto spaziale» con sei tagli di bella misura (81x61 cm) ha sfiorato i 3 milioni di sterline rimanendo al di sotto delle previsioni di 3,2-5 milioni. Il nuovo proprietario può sicuramente ritenersi soddisfatto visto che dieci anni fa avrebbe speso almeno 500mila sterline in più per un’opera più piccola. 

Ma è là dove le case d’asta allargano le maglie rendendo più blandi i sistemi di difesa che si corrono i rischi maggiori. Così, il 5 marzo nella Day Sale di Sotheby’s il tricolore ha sofferto forse troppo con un grave smacco per Enrico Castellani che ha visto tornare al proprietario iniziale «Superficie rossa», storica testimonianza del 1963 esposta tra l’altro al Guggenheim di New York, in vendita a una cifra estremamente equilibrata, 350mila-450mila sterline, tanto che nel lontano 2013, ben prima del boom, era già stata aggiudicata per 433mila euro in una vendita milanese di Sotheby’s. C’è da domandarsi per quale ragione la potente Levy Gorvy Dayan, che gestisce Castellani, sia rimasta a braccia conserte. Non è stato positivo nemmeno l’andamento di Agostino Bonalumi con «Bianco e nero», un’importante estroflessione del 1968 ferma ad appena 63.500 sterline, cifra inferiore al prezzo del 2008 quando da Sotheby’s a Milano si era imposta per 90mila euro. Tornando agli incanti serali, il parterre di Sotheby’s si è animato con «Cosmic Eyes», la bambina cattiva del giapponese Yoshitomo Nara dagli occhi spiritati che ha raggiunto 9 milioni di sterline dopo dieci minuti di rialzi. Anziché inseguire la pittura a fumetti, sarebbe stato meglio sbracciarsi per lo splendido disegno di Vincent van Gogh «Jardin publique à Arles» che si è dovuto accontentare di 2,1 milioni di sterline, ben al di sotto delle previsioni. 

Sale Brice, scende Party

Ma l’asta ha fatto segnare anche il crollo di Nicolas Party, il sopravvalutato artista svizzero che ha inseguito Salvo. Dopo un’accelerazione che durava dal 2019, il flop è finalmente arrivato e «Portraits», dominato da due inespressivi faccioni, ha cambiato proprietario per 266mila sterline, circa la metà della valutazione minima. Solo due anni fa, a 700mila sterline ci sarebbe stata la bagarre. Ma niente paura, sono pronti i ricambi in un sistema che sembra aver perso il gusto del supercontemporaneo con i giovanissimi lanciati come saette nell’empireo per poi precipitare poco dopo. The Now è già passata di moda e per trovare un’alternativa che soddisfi i detentori del lusso si è scelto di scommettere sulla sudafricana Lisa Brice entrata nella scuderia di Thaddaeus Ropac. Con una pittura dai tratti espressionisti, sfida gli stereotipi sul femminile e «After Embah», un grande dipinto di 244x205 cm ispirato all’omonimo artista di Trinidad, ha quintuplicato le stime trovando un acquirente disposto a spendere 5,4 milioni di sterline, che naturalmente rappresenta il suo record assoluto con un surplus di 3 milioni in quattro anni tenendo conto che il 18 novembre 2021, da Sotheby’s a New York, un’opera praticamente identica era stata aggiudicata per 3,1 milioni di dollari (aveva una stima di 200mila dollari). Non c’è dubbio si tratti di una speculazione ben orchestrata con un trend che potrebbe durare ancora due anni o poco meno. 

Alla categoria dei d’après appartengono anche i danzatori di Banksy con il cameo ecologico rappresentato da due uomini che trasportano rifiuti tossici. «Crude Oil (Vettriano)», appartenuto a Mark Hoppus fondatore della band punk-rock Blink 182, è un omaggio al decorativo pittore scozzese Jack Vettriano scomparso il primo marzo scorso all’età di 74 anni. Tuttavia, la musica è cambiata e, nonostante la narrazione seducente, l’opera di Banksy è stata venduta per 4,2 milioni di sterline, cifra sempre stratosferica, ma lontana anni luce dal suo record di 18 milioni di sterline o dal suo Van Gogh rivisitato da 14,5 milioni di dollari. Chi di moda non passa è certamente Francis Bacon di cui Christie’s è riuscita a racimolare un piccolo (36x30,7 cm) quanto spettrale «Portrait of Man with Glasses». L’opera ha fatto fermare il martello del banditore a 6,6 milioni di sterline rimanendo ancorata alle stime minime. Già 23 anni fa un’altra composizione della medesima serie era stata venduta da Christie’s a Londra per 900mila sterline. Ciò significa un’eccezionale rendita annuale del 27,5%. 

Tra i ritratti, non manca nemmeno quello piuttosto malinconico di «Lunia Czechowska», dipinto da Amedeo Modigliani e aggiudicato per 6,3 milioni di sterline, e il ben più atteso «Portrait du Docteur Boucard», una delle più significative opere di Tamara de Lempicka passate in asta. Non era affatto infondata la richiesta di 8 milioni di sterline per un dipinto che mescola sapientemente Futurismo e Déco. Ma l’ultima battuta è stata di 6,6 milioni di sterline. E bisogna sapersi accontentare. 

Lucio Fontana, «Concetto spaziale, Attese», 1965, venduto il 4 marzo da Sotheby’s a Londra per quasi 3 milioni di sterline. Courtesy Sotheby’s

Alberto Fiz, 03 aprile 2025 | © Riproduzione riservata

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