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Stegosaurus, Wyoming, Usa, venduto a 4,2 milioni di sterline

© Christie’s

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Stegosaurus, Wyoming, Usa, venduto a 4,2 milioni di sterline

© Christie’s

Belli, statuari e spettacolari. È esplosa la Dinomania

I fossili di dinosauro aderiscono in più di un punto alle regole implicite dell’arte visiva. Motivo per cui, sin dal 2020, la messa all’asta di questi reperti archeologici ha iniziato a riscuotere un successo sempre maggiore

Davide Landoni

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Domanda e offerta, le due direttrici non sempre lineari della nostra economia, si fanno particolarmente irrequiete quando si parla di arte. Figuriamoci se la sua declinazione in senso ampio arriva a interessare i fossili di dinosauro. Quasi impossibile prevedere l’offerta: quanti fossili sono sensibili alla vendita? Quanti di «nuovi» se ne possono trovare? Ogni quanto tempo? Ed è altrettanto complesso prevedere la richiesta: chi può permettersi un reperto millenario? Chi ha lo spazio per conservarlo? È etico consentirne la compravendita tra privati? Quesiti destinati a rimanere in sospeso e oscillare al ritmo di congiunzioni particolari e imprevedibili, che negli ultimi anni ricorrono però con una certa costanza. 

Nel 2020 c’è stato «Stan», il T-Rex venduto per 31,8 milioni di dollari da Christie’s; nel 2021 Drouot a Parigi ha venduto «Big John» un Triceratopo lungo 8 metri a 6,7 milioni di euro; nel 2022 è stato il turno di un Velociraptor da 12,4 milioni e di un Gorgosaurus da 6,1 milioni; nel 2023 ha spiccato «Trinity», il T-Rex venduto da Koller, a Zurigo, per 6,1 milioni di dollari. Pochi preziosissimi lotti che confermano la limitatezza nel reperimento della proposta, in qualche caso colmata con operazioni poco trasparenti. Nel 2022, Christie’s è stata costretta a ritirare dall’asta «Shen», un Tyrannosaurus Rex da 15-20 milioni di dollari, con più di una perplessità sull’autenticità delle ossa che lo componevano. 

Ogni scheletro di dinosauro infatti è spesso una «composizione» di diversi ritrovamenti. Assemblati con criterio, ma pur sempre assemblaggi. Sensibili a contraffazioni, riproduzioni di pezzi mancanti che colmano, falsificando la ricostruzione, determinate lacune. Forse una conseguenza della richiesta particolarmente attiva che stimola una risposta rapida, a sua volta incentivata da un moltiplicarsi di archeologi e ricercatori che vestono i panni dei dinosaur hunter. Cacciatori di dinosauri che negli Stati Uniti, dove chiunque può cimentarsi nell’escavazione, stanno avendo particolare fortuna, soprattutto nel Wyoming. Ad ogni modo: tempi lunghi nel reperimento, diffcoltà nella certificazione, questioni etiche, impegni conservativi ingenti. 

Dove risiede, quindi, il fascino irresistibile che tiene vivo, che porta addirittura a crescere il mondo dei fossili di dinosauro? In primo luogo, c’è ovviamente il valore storico e naturalistico. Ma non solo. In un panorama d’aste che prova a condensare nuove proposte attorno al mondo artistico, per nobilitarle e al tempo stesso sostenere un contesto capitalisticamente costretto a crescere, i fossili di dinosauro aderiscono in più di un punto alle regole implicite dell’arte visiva. Possiamo individuare alcuni elementi disparati, distanti tra loro per epoca ed estetica, che rendono la categoria irresistibile: la cromia consumata dall’archeologia, la statuarietà classica, la spettacolarità dell’arte contemporanea. Sintesi che si è confermata vincente nel 2024, con quattro aggiudicazioni di prima fascia

La più rumorosa è arrivata da New York, dove a luglio Sotheby’s ha venduto un fossile di Stegosaurus per 44,6 milioni di dollari, il più prezioso a essere mai passato all’asta, stracciando la stima di 4-6 milioni di dollari. Ad aggiudicarselo il mega-collezionista Ken Grin. Ritrovato nel 2022 in Colorado, l’esemplare non presenta segni di ferite da combattimento o da predazione; prove di artrite suggeriscono anzi una vita lunga e tranquilla. Splendidamente conservata la corazza dermica di placche dorsali, grandi e appuntite, che si estendono dal collo alla coda; così come l’armatura cervicale, a protezione della gola. Oggi il reperto è esposto all’American Museum of Natural History di New York, così da evitare dilemmi pubblico-privato. 

A Parigi, in novembre, Collin du Bocage and Barbarossa ha esitato un Apatosaurus per 6,4 milioni di dollari. Un gigante da 22 metri di lunghezza e venti tonnellate che ha scaldato il mercato europeo. Il mese successivo a Londra, Christie’s ha venduto tre scheletri di dinosauri ritrovati nel Wyoming dal paleontologo e dinosaur hunter Frédéric Lacombat. Uno Stegosauro di dimensioni monumentali (quanto un autobus a due piani), con le due dozzine di placche dorsali ben conservate (4,2 milioni di sterline, stima 3-5 milioni). E una coppia di Allosaurus, un giovane e un adulto, scoperti a un metro di distanza l’uno dall’altro e venduti a 8,1 milioni di sterline. Volgendo lo sguardo un poco più indietro, dal 2020 sono stati venduti tredici fossili di questo calibro, ovvero tanti quanti nei quindici anni precedenti. Dal 1993, anno in cui è stata registrata la prima vendita, sono stati trentacinque. Al tempo fu un nido con dieci uova preistoriche. Un debutto che più simbolico era impossibile. Ora i tempi si sono decisamente schiusi. Temibili e preziosi, i fossili di dinosauro riusciranno a segnare anche il 2025 con la loro impronta?

Davide Landoni, 08 marzo 2025 | © Riproduzione riservata

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