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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliL’edizione numero 27 di Art Paris ha il sapore di un nuovo inizio. Prima di tutto per il ritorno al Grand Palais, reduce da un restauro lungo tre anni e ora pronto a ospitare, tra navata e balconate, 170 espositori. Ma ancora di più per le novità presenti in fiera, che dal 3 al 6 aprile torna in una veste profondamente rinnovata. Un dato eloquente: il 36% degli espositori partecipano per la prima volta all’evento.
Aria fresca su una selezione di gallerie che rimane invariata nel concept, mirato a promuovere le realtà artistiche locali (il 60% degli espositori è francese), affiancando loro il meglio della proposta internazionale (il restante 40%). Per fare dei nomi, gallerie come Mennour, Semiose e Christian Berst si uniscono a prestigiosi habitué quali Continua, Lelong & Co, Loevenbruck, Meessen, Nathalie Obadia, Michel Rein, Almine Rech e Templon. Se queste sono protagoniste del General Sector, Promises, curata da Marc Donnadieu, accoglie invece 25 realtà nate da meno di dieci anni, di cui 17 al loro debutto ad Art Paris.
Disposta sulla balconata meridionale, la sezione stupisce con una proposta dal forte taglio contemporaneo. Nel lato opposto della balconata sorge invece French Design Art Edition, nuovo settore ideato da Jean Paul Pathe e Sandy Saad dedicato al design e alle arti decorative contemporanee. Inclinazione sperimentale che si declina anche in una marcata attenzione alla curatela, che emerge in diversi punti della fiera. Sono 26, per esempio, gli stand monografici che troviamo disseminati tra i corridoi del Grand Palais.
In modo simile, due esposizioni prendono vita attingendo dalla proposta delle gallerie. La prima è «Immortal: a focus on the figurative painting in France», che mette in luce i dipinti figurativi di 30 artisti francesi presenti in fiera. L’iniziativa è completata dal The Bnp Paribas Banque Privée Prize, premio alla carriera destinato a uno degli autori selezionati. La seconda è «Out of Bounds», che esalta invece il lavoro di 18 autori internazionali, letti attraverso la lente dell’ibridazione e della multietnicità.
A queste si aggiungono tre esposizioni autonome, sempre ospitate nel Grand Palais. «Le fonds d’art contemporain - Paris Collections», che propone una selezione delle opere di arte moderna e contemporanea del Comune di Parigi. «Neuma, The Forgotten Ceremony» accoglie l’installazione che Sarah Brahim e Ugo Schiavi hanno realizzato durante la residenza a Villa Hegra, in Arabia Saudita. «Le Chuchotement des mains» si concentra invece sul rapporto tra arte e artigianato, espresso attraverso una selezione di lavori realizzati grazie al supporto della mecenate Camille Fournet. Ulteriore novità è The Her Art Prize, riconoscimento a un’artista donna tra quelle presentate in fiera. Ultimo petalo di una primavera che per Art Paris è già pienamente fiorita.

Milène Sanchez, «Sans titre»

Emma Talbot, «Tangled Soul», 2024