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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliAttraverso la fusione tra arte e fisica, Arcangelo Sassolino (Vicenza, 1967) esplora i limiti della materia e le forze che la governano. Le sue opere, realizzate con materiali industriali, incarnano tensione, precarietà e trasformazione continua. Compressione, velocità, gravità e calore diventano strumenti per innescare processi che si consumano in tempo reale, dando forma a installazioni dinamiche dove l’energia si manifesta nel suo stato più puro. Ogni scultura è un sistema in cui il tempo non è solo un elemento costruttivo, ma un meccanismo inarrestabile che alimenta l’attesa e l’inevitabilità dell’azione. Sassolino non si limita a rappresentare la forza, ma la attiva, rendendola protagonista di esperienze viscerali che evocano la fragilità della materia e dell’esistenza stessa.
Lo scultore inaugura la sua prima personale in Australia al Museum of Old and New Art (Mona) dal 7 giugno al 6 aprile 2026. Dalle gocce di acciaio ai blocchi di legno che si spezzano, «in the end, the beginning» presenta una selezione di sculture cinetiche che spingono la materia al limite in anteprima durante il «Dark Mofo», il festival del solstizio di metà inverno della Tasmania.
«Arcangelo crea stanze piene di tensione, pur mantenendo in qualche modo un elevato stato di tranquillità, sostiene Jarrod Rawlins, direttore del Dipartimento Curatoriale del Mona. La possibilità che un’opera d’arte possa in qualsiasi momento creare scompiglio o semplicemente esplodere sotto pressione è un aspetto affascinante del suo lavoro. È il tipo di arte che mi conforta. Venite a dare un’occhiata».
L’opera che dà il titolo alla mostra è una rivisitazione della celebre installazione «Diplomazija astuta» creata per il Padiglione di Malta alla Biennale di Venezia del 2022, in cui Sassolino ha utilizzato la luce dell’acciaio fuso, che cola dal soffitto e genera scintille incandescenti nel momento in cui tocca il suolo, per evocare il chiaroscuro de «La decapitazione di San Giovanni Battista» (1608) di Caravaggio, oggi conservata a La Valletta.
Altre cinque sculture evidenziano la sua incessante esplorazione della materia e dei suoi limiti fisici. Tra queste, «violenza casuale» è un’opera in cui una trave di legno viene sottoposta alla pressione di un pistone idraulico, fino a spezzarsi in modo improvviso e incontrollabile, generando schegge e frammenti. Un simile sistema di tensione e fragilità è visibile in «paradoxical nature of life», dove una lastra di vetro si piega sotto il peso di un grande masso e in «marcus», uno pneumatico schiacciato e deformato da una morsa in acciaio. Saranno inoltre esposte due versioni di «no memory without loss», dischi di tre metri di diametro fissati alle pareti, sulla cui superficie è applicato un olio industriale ad alta viscosità che, ruotando lentamente, si spande e gocciola al suolo.
«Immaginare nuovamente l’installazione creata per Venezia come opera site specific per il Mona è stata una sfida, spiega Sassolino. Con “in the end, the beginning”, credo di compiere un altro passo verso una sorta di liberazione della materia da una forma predeterminata, permettendole di diventare tempo. Il Mona è il luogo perfetto per questa trasformazione: è uno spazio che non solo accoglie l’energia sprigionata dai materiali, ma evidenzia anche il modo in cui questa energia si disperde nello spazio circostante. Sono sempre stato attratto dallo spingere i materiali oltre i loro limiti, rivelando i loro punti di rottura, la loro resistenza, la loro impermanenza. Lavorare su questa scala significa confrontarsi con le forze che plasmano la materia, ma anche con quelle che la dissolvono».

Arcangelo Sassolino, «violenza casuale», 2008-25. Foto: Pamela Randon