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Pyke Koch, «Sonnambula che riposa IV», 1971, collezione del Museum More, Gorssel & Ruurlo (Nl)

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Pyke Koch, «Sonnambula che riposa IV», 1971, collezione del Museum More, Gorssel & Ruurlo (Nl)

A Rovereto l’inedito confronto tra Pyke Koch e Cagnaccio di San Pietro

Nel centenario della nascita del Realismo magico l’artista olandese, «una novità per l’Italia», è esposto nelle stanze del Mart accanto al pittore italiano

Affinità stilistiche, supportate però da personalità e visioni del mondo completamente diverse. Sono quelle che emergono da un inedito confronto nella mostra che si apre al Mart-Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto dal 12 aprile al 31 agosto tra l’olandese Pyke Koch, il cui nome completo era Piet Frans Christiaan Koch, vissuto tra il 1901 e il 1991, e l’italiano Cagnaccio di San Pietro, nome de plume di Natalino Bentivoglio Scarpa, nato a Desenzano sul Garda (Bs) nel 1897 e vissuto a lungo nell’isola di Pellestrina nella laguna veneta morendo a Venezia nel 1946. A essere inedito, a dire il vero, non è solo il confronto, ma anche, in Italia, l’intera opera di Koch, raccontata dai saggi di Marieke Jooren e di Susana Puente Matos in catalogo. 

Personaggio scomodo, affascinato dal fascismo e dal nazismo, e a quanto pare convintamente antisemita, Koch non ha mai rinnegato questi fedi nel corso della sua esistenza. Un mondo opposto a quello di Cagnaccio che ha pagato con molte esclusioni le sue scelte antifasciste e che, essendo morto a ridosso della guerra, non ha avuto modo di vedere, in vita, la riabilitazione della sua pittura, come invece è accaduto per Koch. Il linguaggio di Cagnaccio, giudicato troppo freddo, duro e tagliente da Ugo Ojetti e altri, è stato bocciato dalla critica a più riprese, come sottolinea Dario Biagi nella sua ricostruzione in catalogo, anche dopo la sua morte: la «riabilitazione» è avvenuta solo in tempi recenti. Diverse anche le percezioni della realtà, infarcite, quelle di Koch, di allusioni erotiche e cariche di sarcasmo verso il mondo delle persone marginali, su cui grava un’ombra di oscuro pessimismo. 

Pyke Koch, «Il segnale», 1975, collezione del Museum More, Gorssel & Ruurlo (Nl)

Cagnaccio di San Pietro, «Donna allo specchio», 1927, collezione della Fondazione Cariverona

Scevri invece da giudizi morali, ma anche in questo caso carichi di implicazioni sociali, sebbene di segno diverso, i ritratti delle prostitute che rappresentano un piccolo punto di tangenza tematica tra i due artisti, accomunati dall’appartenenza a quella sfera del Realismo magico, più specificamente l’area della Nuova Oggettività di area tedesca per Koch e il mondo veneziano e capesarino, raccontato da Elisabetta Barisoni, per Cagnaccio. La definizione fu coniata nel 1925, esattamente un secolo fa, dal critico d’arte Franz Roh e il movimento fu al centro nel 1980 di una storica mostra curata da Jean Clair, nella quale entrambi gli artisti comparivano nell’ambito di una panoramica europea. «È nello spirito del nostro presidente Sgarbi, a cui spetta l’idea di questa mostra, spiega la curatrice Beatrice Avanzi, mettere a confronto artisti diversi. Il Realismo magico, inoltre, è sempre stato al centro delle ricerche del Mart: ci tenevamo a celebrarlo in questo centenario della nascita ufficiale del movimento. In questo confronto è possibile contestualizzare l’opera di Koch, di cui esistono pochi esemplari per la mania di perfezionismo che lo portava spesso a distruggere le tele, per farla conoscere e capire al pubblico italiano per il quale si tratta di una novità. Al di là del segno perturbante dell’opera di Koch, i due artisti sono accomunati da una sintassi pittorica molto vicina, il ductus è molto simile, con quella pittura levigata dai colori smaltati. Cagnaccio si conferma, anche attraverso questa mostra, tra gli artisti italiani quello più vicino all’area nordica e della Nuova Oggettività».

Sempre dal 12 aprile e fino al 21 settembre, affianca la mostra «Pyke Koch|Cagnaccio di San Pietro. Protagonisti del Realismo magico», la prima personale italiana, a cura di Giosuè Ceresato, di Li Yongzheng, nato nel 1971 a Bazhong, villaggio della provincia rurale dello Sichuan (Cina). Attraverso performance, installazioni, video e dipinti, si esprimono i caratteri principali della sua poetica, attenta alle dinamiche sociali del proprio Paese.

Cagnaccio di San Pietro, «Contemplazione», 1929, collezione della Fondazione Cariverona

Camilla Bertoni, 03 aprile 2025 | © Riproduzione riservata

A Rovereto l’inedito confronto tra Pyke Koch e Cagnaccio di San Pietro | Camilla Bertoni

A Rovereto l’inedito confronto tra Pyke Koch e Cagnaccio di San Pietro | Camilla Bertoni