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Helmut Newton, «Amica, Milano», 1982

© Helmut Newton Foundation

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Helmut Newton, «Amica, Milano», 1982

© Helmut Newton Foundation

A Berlino un elogio della Polaroid, l’arte dell’istante

Nella Helmut Newton Foundation oltre 60 artisti raccontano la magia della fotografia istantanea nell’ambito di Emop Berlin 2025, il più grande festival di fotografia in Germania

La fotografia istantanea ha trasformato il nostro modo di osservare e ricordare il mondo. Un gesto semplice: scattare, attendere un minuto, vedere l’immagine affiorare lentamente sulla superficie lucida e percepire il profumo chimico dissolversi nell’aria. Un’esperienza che oggi, nell’era digitale, sembra quasi perduta. Dal 7 marzo al 27 luglio, la Helmut Newton Foundation celebra questa magia con la mostra «Polaroids», parte di Emop Berlin 2025, il più grande festival di fotografia in Germania. 

Il percorso espositivo attraversa gli scatti del fotografo tedesco Helmut Newton e di oltre 60 artisti, da Charles Johnstone a Stephen Shore, fino agli italiani Luigi Ghirri, Oliviero Toscani e Maurizio Galimberti. Alcuni di questi lavori provengono dalla preziosa collezione OstLicht di Vienna, salvata nel 2010 da Peter Coeln, fondatore di WestLicht Vienna, in seguito al fallimento della Polaroid.

Quando Edwin H. Land introdusse la Polaroid alla fine degli anni Quaranta, trasformò la fotografia in un’esperienza immediata e tangibile. Newton ne fece uno strumento essenziale, un mezzo di sperimentazione per catturare istanti di luce e ombra, costruire atmosfere e perfezionare le composizioni. Non solo test, ma veri e propri taccuini visivi, frammenti di un processo creativo che oggi si rivelano opere autonome, con un valore artistico che supera la loro funzione originaria. Un esempio significativo è «Amica, Milano» (1982), in cui Newton sovverte le convenzioni della fotografia di moda. Una donna di spalle, elegante e dominante nello spazio, osserva un gruppo di uomini rilassati ai bordi di una piscina. Qui Newton ribalta la dinamica dello sguardo, trasformando la figura femminile da oggetto passivo a presenza enigmatica e consapevole. La fotografia, segnata da annotazioni e numeri a margine, suggerisce un processo creativo in divenire: la Polaroid non è solo il risultato finale, ma il frammento di un’idea in costruzione

Diverso è l’approccio di William Wegman, che in «Untitled» (1988) crea un’immagine ironica e surreale: un Weimaraner, la razza canina resa celebre nei suoi scatti, suo soggetto iconico, è seduto su un seggiolone da bambino, con uno sguardo serio e quasi umano. Wegman ha trasformato i suoi cani in protagonisti di una ricerca fotografica che oscilla tra il gioco e la riflessione sul ritratto, sfidando le convenzioni su chi o che cosa possa essere soggetto di un’immagine. Questa mostra non è solo un omaggio alla fotografia istantanea, ma una riflessione su come, in un mondo frenetico, il valore di un’immagine sia anche nel tempo che le dedichiamo.

William Wegman, «Senza Titolo», 1988. © William Wegman. Cortesia di OstLicht Collection, Vienna

Rischa Paterlini, 07 marzo 2025 | © Riproduzione riservata

A Berlino un elogio della Polaroid, l’arte dell’istante | Rischa Paterlini

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