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Chiara Caterina Ortelli
Leggi i suoi articoliCurata da Klaus Biesenbach, direttore della Neue Nationalgalerie di Berlino, insieme a Connor Monahan e Jon Hendricks, amico e collaboratore dell’artista, la mostra «Yoko Ono: Dream Together» è allestita dall’11 aprile al 14 settembre nell’iconico spazio progettato da Mies van der Rohe. Il percorso inizia davanti all’edificio, dove uno dei celebri «Wish Tree» (1996) invita il pubblico a legare i propri desideri a rami che si moltiplicano in un intreccio di sogni collettivi. Superato l’ingresso, i visitatori si imbattono in «Cleaning Piece» (1996), una meditazione visiva composta da sassi disposti con cura, che spinge ognuno a una riflessione intima sui propri momenti di gioia e tristezza. Il gesto semplice, ma profondo, dell’interazione con questi sassi diventa un invito a purificare la propria mente dal passato.
Un secondo momento di introspezione è offerto da «Sky/Water» (1999). I visitatori sono invitati a prelevare un pezzo unico da un puzzle che rappresenta il cielo, simbolo di una ricerca di unione e speranza. Quest’opera di Ono si inserisce in un contesto più ampio di riflessione sulla pace, che si manifesta anche attraverso altre celebri opere dell’artista, come il «Bed-In for Peace» di Amsterdam, documentato nel film «Mr. & Mrs. Lennon’s Honeymoon» (1969), e sugli storici manifesti di «War Is Over! If you want it» (1969). Questi lavori evocano la sua continua chiamata alla pace, un messaggio che è stato particolarmente significativo durante le turbolenze degli anni Sessanta, quando Ono e John Lennon avevano utilizzato il loro matrimonio come una piattaforma di attivismo contro la guerra del Vietnam. Un’ulteriore riflessione sulla memoria storica si trova con «Hiroshima Sky Is Always Blue» (1995), una canzone che Ono ha composto per commemorare il 50mo anniversario del bombardamento di Hiroshima.
L’opera centrale della mostra è «Play It By Trust» (1966-91), un’imponente tavolo bianco con venti scacchiere completamente bianche. Il gioco interattivo coinvolge fino a venti partecipanti, ma, eliminando qualsiasi differenza cromatica tra i pezzi, Ono rende impossibile una vera partita, simbolizzando l’inutilità della guerra e l’inconcludenza dei conflitti. L’opera invita a riflettere su ciò che unisce l’umanità piuttosto che su ciò che la divide, proponendo un gioco in cui non ci sono vincitori, ma unicamente una possibilità di cooperazione.
Oltre alla mostra alla Neue Nationalgalerie, Berlino ospita anche altre due rassegne di Yoko Ono. La seconda tappa della mostra «Yoko Ono: Music Of The Mind», che si svolgerà al Gropius Bau dal 11 aprile al 31 agosto, mentre fino al 31 agosto il Neuer Berliner Kunstverein (n.b.k.) presenta «Touch», come parte della serie di cartelloni pubblicitari n.b.k.

Yoko Ono, «Mend Piece for London», 1966/2021. Opera allestita alla Whitechapel Gallery, Londra, 2021. Foto: Theo Christelis. Courtesy Whitechapel Gallery, London

Yoko Ono, «Play It By Trust (for 20 Players)», 1966/1991. Opera allestita nella Social Structure, at Vreg Baghoomian Gallery, New York, 1991. Foto © Yoko Ono. © Yoko Ono