Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Vasi e bottiglia con decoro a pennellate, C. Scarpa, Venini S.A., 1942 ca., collezione privata Treviso; collezione privata, Montebelluna

Foto: Enrico Fiorese

Image

Vasi e bottiglia con decoro a pennellate, C. Scarpa, Venini S.A., 1942 ca., collezione privata Treviso; collezione privata, Montebelluna

Foto: Enrico Fiorese

1932-42: il vetro di Murano alla Biennale di Venezia

Alle Stanze del Vetro prosegue l’indagine sulla storia delle creazioni uscite dalle migliori fornaci muranesi: 150 oggetti da musei e collezioni private

La storia del vetro di Murano attraverso la partecipazione alla Biennale di Venezia, a partire dal 1912, prosegue il suo cammino a Le Stanze del Vetro, sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, dopo la mostra che nel 2024 ne ha illustrato il ventennio 1912-32. Sempre sotto l’attenta cura di Marino Barovier, la rassegna «1932-1942 Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia», che apre i battenti il 13 aprile per chiuderli il 23 novembre, prende in esame il decennio da quando il vetro di Murano ebbe uno spazio dedicato all’interno della Biennale, un padiglione costruito appositamente per ospitare le arti decorative, fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Nel 1932 venne quindi riconosciuto ufficialmente il valore delle arti cosiddette minori, selezionate tra quelle maggiormente rappresentative della qualità e inventiva nazionale per essere mostrate al grande pubblico. 

Tra esse indubbiamente il prodotto delle migliori fornaci muranesi giocarono un ruolo molto importante: sono questi, infatti, gli anni di grande creatività e sperimentazione sulla materia e sui colori, sia attraverso la rivisitazione di antiche tecniche, sia attraverso la messa a punto di nuove lavorazioni. «Punto focale della mostra, sottolinea Marino Barovier, è tutta la produzione di Carlo Scarpa che, passato da Cappellin a Venini, dà il meglio di sé con i “Sommersi”, con i vetri a mezza filigrana, con le Murrine romane o quelle opache, i sofisticati “Lattimi”, i “Corrosi” dalla superficie scabra, i vetri a fasce, a spirale, a pennellate o a macchie, gli “Incamiciati Cinesi”, i “Laccati” e molti altri ancora, a riprova della sua ansia di sperimentazione che gli faceva trascorrere le notti in fornace con i maestri a provare e riprovare». Meravigliose sono le paste vitree rosso corallo e verde smeraldo di Napoleone Martinuzzi per Zecchin Martinuzzi, così come i «Crepuscolo», gli «Autunno Gemmato» o i «Laguna Gemmata» di Ercole Barovier per Ferro Toso Barovier in vetro massiccio con magiche inclusioni, per non dimenticare Seguso Vetri d’Arte con le creazioni di Archimede Seguso affiancato da Flavio Poli, o Aureliano Toso e le prime invenzioni di Dino Martens

Da ricordare anche Cirillo Maschio, Ulderico Moretti, S.A.I.A.R. Ferro Toso, Fratelli Toso, AVEM, V.A.M.S.A. e S.A.L.I.R. «Ma un altro punto d’indubbio interesse, continua Barovier, sono a mio giudizio i rari Vetri Musivi prodotti da Salviati su disegno di Guido Bin (Mario De Luigi). Realizzati con le tessere dei mosaici, sono unici nel loro genere e, infatti, ne sono stati eseguiti solo una ventina, dei quali sei esemplari saono esposti accanto a due pannelli a mosaico molto significativi, perché ornavano all’epoca il Padiglione Venezia: “La mano di Atlante”, su disegno di Tomaso Buzzi, proveniente dalla Collezione Museo Venini, e “Bagnante”, su disegno di De Luigi insieme a Scarpa, di proprietà privata». Sessanta dei circa 150 vetri selezionati provengono da musei e istituzioni italiane e straniere, il resto da molte collezioni private. Come tutte le precedenti mostre organizzate da Le Stanze del Vetro, grazie alla Fondazione Giorgio Cini onlus e Pentagram Stiftung, anche questa è accompagnata da un catalogo (Marsilio Arte), a cura di Marino Barovier e Carla Sonego, frutto di un’accurata ricerca bibliografica e di un’approfondita indagine documentaria nell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee (Asac) della Biennale e in archivi pubblici e privati, che illustra con foto d’epoca, disegni e materiale documentario quanto venne esposto alla Biennale in quel periodo. Le prossime tappe di questo interessante progetto su Murano saranno le Biennali dal 1948 al 1952, anno del cinquantenario della Biennale veneziana, e dal 1952 al 1972, quando verrà purtroppo chiuso il padiglione delle arti decorative.

Vetri musivi, G. Bin (M. De Luigi), Salviati & C., 1936, collezioni private, Venezia. Foto: Enrico Fiorese

Vasi in pasta vitrea rosso corallo, N. Martinuzzi, Zecchin Martinuzzi, 1933, collezione G. Alessandri, collezione A. Marcora. Foto: Enrico Fiorese

Carla Cerutti, 03 aprile 2025 | © Riproduzione riservata

1932-42: il vetro di Murano alla Biennale di Venezia | Carla Cerutti

1932-42: il vetro di Murano alla Biennale di Venezia | Carla Cerutti